LA GABBIANELLA E IL GATTO

SPETTACOLO CON ATTORI E FIGURE

Liberamente ispirato al poetico racconto di Luis Sepúlveda

“Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”

con: Luciana Bianconi e Jhans Serna Rayme

Regia: Giancarlo Vulpes

Scenografia: Mario Mirabassi

Figure: Ada Mirabassi

Produzione: TIEFFEU

Durante un volo sopra il mare alla ricerca di cibo, una giovane gabbiana rimane intrappolata in una macchia di petrolio. Riesce a liberarsi e a riprendere il volo, ma le forze la abbandonano e finisce su un balcone abitato da un gatto. In punto di morte, affida all’incredulo felino l’uovo che sta per deporre, strappandogli tre solenni promesse. Se per mantenere le prime due sarà sufficiente la sua dedizione, per la terza serviranno coraggio, ingegno e l’aiuto degli altri gatti.

Una fiaba toccante e ricca di significato, che affronta temi profondi come la tutela dell’ambiente, sempre più minacciato dall’azione distruttiva dell’uomo, l’accettazione della diversità, il rispetto per ciò che è altro da noi e soprattutto, la fiducia in se stessi: la convinzione che, anche di fronte alle difficoltà più grandi, si possa volare.

UN PORTO DI STORIE MIGRANTI: UN VIAGGIO A DUE VOCI

C’è un momento magico nei porti, quando le navi sono appena partite e quelle nuove devono ancora arrivare. L’aria vibra di storie sospese, di attese che diventano possibilità. È in questo intervallo perfetto che si incontrano lei, che ha appena perso la nave, e lui, un facchino travolto dal suo stesso carico di valigie.

Lei guarda il mare con occhi che hanno imparato a trasformare i ritardi in opportunità. Lui, goffo e generoso, fa danzare le valigie in un equilibrismo comico e tenero. Non servono molte parole tra loro: basta un gesto, uno sguardo, l’offerta di un posto sulla vecchia valigia che ha visto tanti porti.

I gabbiani girano in cielo, stridendo come vecchi marinai che ricordano altre storie. E forse è proprio il loro richiamo a suggerire che, nell’attesa della prossima nave, c’è tempo per raccontare. Tempo per tirare fuori dalle loro immaginazione una storia, che si materializza con dei personaggi del teatro di figura, che si animano per far rivivere la poesia di Sepúlveda.

Perché in fondo ogni porto è un luogo di storie: storie che partono, storie che approdano, storie che nascono proprio quando sembra che non accada nulla.

E questa è una di quelle – un incontro casuale che diventa teatro, una sosta che si trasforma in volo, una scena che si apre per rivelare mondi interi. Come quella gabbianella che imparò a volare grazie a un gatto, a volte sono gli incontri inaspettati a insegnarci le cose più importanti.

C’è un’eco che ancora risuona nei porti: è il suono di valigie di cartone che strusciano sui moli, ieri come oggi. Negli anni Venti, erano gli europei a partire verso l’America con negli occhi la speranza di una vita migliore. Oggi, le rotte si sono invertite, ma nei porti si ripete lo stesso balletto di addii e nuovi inizi.

Ieri le navi partivano cariche di italiani, spagnoli, irlandesi e “Santa Lucia” di Caruso accompagnava i distacchi. Le valigie contenevano foto di famiglia e attrezzi da lavoro.

Oggi le navi approdano con storie diverse ma ugualmente preziose. Nuove canzoni si mescolano alle vecchie melodie e i bagagli custodiscono memorie di altri continenti.

Come la gabbianella che impara a volare grazie a chi è diverso da lei, forse anche noi possiamo trovare, nell’incontro con l’altro, nuove ali per comprendere il nostro tempo.

età consigliata: dai 3 anni

spazio scenico richiesto: larghezza 7 m – profondità 5 m